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Strutture ricettive Tuscia Welcome
Aziende Marchio Tuscia Viterbese

Denominazione
Tipologia
Comune

Artigianato

 

 

 

 

Artigianato

 

 

 Gli itinerari dell'Artigianato Artistico della Provincia di Viterbo consentono di attraversare numerose aree protette come la Riserva Naturale Monte Rufeno, la Riserva Naturale Selva del Lamone, la Riserva Naturale di Tuscania, l'Oasi di Vulci, la Riserva Naturale Lago di Vico, il Parco Naturale Regionale Bracciano - Martignano, alla scoperta di antichissime tradizioni artigiane, prime tra tutte quella della ceramica e della terracotta.

  http://www.artigianatoartisticolazio.com/AreaPubblica/LaStrada/Province.aspx?provincia=VT

 

 

Le ceramiche artistiche della Tuscia viterbese si contraddistinguono per essere prodotte con argille cotte a diverse temperature e lavorate almeno per il 60% a mano in laboratori artigianali autorizzati a fregiarsi del marchio Tuscia viterbese. I ceramisti che vogliono 'firmare' le loro opere con il marchio delle ceramiche artistiche della Tuscia viterbese, devono anche impegnarsi a lavorare rispettando un'antica tradizione che non può, e non deve, andare perduta.

http://www.originalitaly.it/editoriali/artigianato-locale/dettaglio/artigianato-nella-tuscia-viterbese-gioielli-in-ceramica

 

 

                      

 

 

 

 

 

 

Itinerari Artistici

 (tratto da artigianatoartisticolazio.com)

 

Dal Lago di Bolsena alla Valle dei Calanchi

 

 

 

Dalle rive del Lago di Bolsena, il più grande d'Europa di origine vulcanica, prende il via l’itinerario. Il bacino può vantare un ambiente naturale quasi completamente incontaminato ed è uno dei pochi grandi laghi italiani ad essere completamente balneabile. Sulla sponda nord-orientale sorge Bolsena, un borgo medievale adagiato sul declivio della conca e dominato dalla Rocca, attuale Castello Monaldeschi, e da una parte moderna che si prolunga nel piano verso la riva lacustre. Fuori le mura di concezione etrusca, risalenti al IV sec. a.C., si trova la collegiata di S. Cristina con la Cappella del Miracolo. Nel cuore del paese, si incontra la bottega Terre di Rasenna di Mara Santoni con le sue ceramiche smaltate dai colori vivaci, terrecotte etrusche prodotte in bucchero e prodotti realizzati in cuoio.

Si Raggiunge, quindi, Montefiascone, cittadina in posizione panoramica sull'alto di un colle coronato dal Duomo (S. Margherita) che domina con la sua cupola il lago di Bolsena e la Rocca dei Papi. A ridosso del centro storico si trova l’atelier di Francesco Marzetti, artigiano restauratore di mobili antichi ma anche produttore di cornici, lampade, porte, sedie. L’artista affianca alla sua attività di corniciaio anche quella di scultore con le sue opere realizzate con legni riciclati dal mare. Poco lontano, prima di lasciare Montefiascone, si consiglia di fare una visita alla chiesa di S. Flaviano, singolare costruzione romanica eretta nel sec. XII.
L’itinerario prosegue verso Celleno. Il comune è composto da Celleno nuova e dal borgo antico ormai disabitato che si trova poco distante in cima ad una collina. Il centro storico, di origine etrusca, data la sua conformazione morfologica, é vittima di una lenta ma inesorabile erosione. E’ composto da piccole case in tufo rosso, prive di intonaco, e in gran parte diroccate perché abbandonate dopo i disastrosi terremoti che distrussero l’abitato, su cui spicca quasi in contrasto, l’imponente edificio di Castello Orsini. La Valle dei Calanchi, che altro non è che non una valle di creta è un angolo della Tuscia compreso fra la valle del Tevere e i monti Cimini dove venivano fabbricati i laterizi per le costruzioni dell’antica Roma. E a riprendere questa antica tradizione c’è La Fornace di Pietro Facchini che produce manufatti e mattoni in terracotta. Sempre nell’area artigianale di Celleno si trova il laboratorio artigianale Decor 2 Emme di Miranda Boi che produce tappeti e greche in marmo per pavimentazioni e rivestimenti.
Questo itinerario incrocia la Strada del Vino della Teverina e la Strada dell'olio, del vino e dei prodotti tipici della Tuscia, zona rinomata per la produzione di vini DOC e IGT prodotti da piccole aziende a conduzione familiare, quali i Vini DOC Colli Etruschi Viterbesi, il DOC Orvieto, il DOC Est! Est!! Est!!! di Montefiascone e l’IGT Civitella d’Agliano.

 

Dal Parco dei Mostri di Bomarzo a Canepina

 

 

  

L’itinerario parte dal centro storico di Bomarzo, un gioiello di urbanistica medioevale, ben conservato e ricco di angoli di suggestiva bellezza, come la Chiesa di Santa Maria Assunta, dove sono conservate le spoglie di S. Anselmo, Vescovo e Patrono della cittadina, e Palazzo Orsini, complesso architettonico del XVI secolo che con la sua imponente mole domina l’antico borgo. Uscendo dal centro storico si trova la bottega artigiana Le Ceramiche di Elena di Elena Urbani con i suoi oggetti realizzati con la tecnica della terracotta invetriata. Nella valle sottostante il borgo, si trova il famoso Parco dei Mostri di Bomarzo, fatto costruire da Vicino Orsini sul finire del XVI secolo. Il Parco si sostanzia in enormi mostri di pietra integrati alla perfezione nella natura del bosco: la sua visita ispirò nel 1938 Salvador Dalì per il dipinto “Le tentazioni di Sant’Antionio”.

 Non lontano da qui si trova la Riserva Naturale di Monte Casoli, ricca di reperti etruschi e ricoperta in prevalenza da boschi misti di querce. Di notevole interesse è il percorso storico-archeologico, con la necropoli di Monte Casoli, l’insediamento etrusco-romano del Pianmiano ed il cimitero paleocristiano di S. Cecilia.
L’itinerario procede alla volta di Vignanello, cittadina che sorge sulle pendici collinari che dai Cimini scendono verso la valle del Tevere. Il paese ospita il Castello Ruspoli del XVI secolo, Palazzo Marescotti e la collegiata di S. Maria, entrambe opere di G.B. Contini del XVIII secolo. Fuori dal centro storico si incontra la bottega orafa di Pina Perazza Danae, Pioggia D'oro con i suoi gioielli in titanio, dove l’unione tra il metallo, l’oro e le pietre preziose crea uno stile unico nel suo genere, di grande modernità e fascino.

Ultima tappa dell’itinerario è Canepina il cui nome sembra essere legato all'antica lavorazione della canapa che, in passato, rappresentava una fonte di ricchezza per la comunità. Il borgo è circondato da folti boschi di castagno e ha una struttura urbanistica che richiama l’origine tipicamente medioevale. Il suo monumento più significativo è la chiesa di Santa Maria As­sunta ricostruita in forme sangalle­sche nel Cinquecento. Fuori dal centro sulla Via Cassia Cimina  si trova la liuteria di Andrea Di Maio,dove dagli anni 80 il maestrocostruisce e restaura antichi strumenti musicali a tastiera, quali clavicembali, virginali, clavicordi e spinette.

 

Dalla Cassia a Oriolo Romano

 

 

 

 

Punto di partenza dell’itinerario è Vetralla, antico castrum realizzato per esigenze difensive sullo sperone roccioso che si affaccia sulla valle di S. Antonio,  che da sempre costituisce, lungo la Consolare Cassia, un’importante tappa della Via Francigena. Il monumento più prestigioso della cittadina è rappresentato dall'antica Chiesa romanica di S. Francesco e dal Duomo, dedicato a S. Andrea apostolo, in stile classicheggiante. A testimonianza della antica struttura difensiva è la Rocca dei Vico, oggi torrione cilindrico merlato. Poco distante dal centro storico, in loc. Tre Croci, si incontra il laboratorio di ricami e restauri di Italia Garipoli che realizza complementi d’arredo tessile e ricami su veli e abiti da sposa. Sulla Cassia al km 69,400 incontriamo la bottega di Mauro Baldini artista del legno che crea ingegnose sculture, usate anche come scenografie di film.

Allontanandosi di poco dalla Cassia, immerso nel verde della campagna vetrallese, in loc Le Valli, si raggiunge il laboratorio di Angelo Pieracci che plasma il ferro per adattarlo alle forme più desiderate nella produzione di letti, lampade, scale, cancelli e di tutto ciò che la fantasia può ispirare.

Si raggiunge quindi, dopo una decina di chilometri, Capranica, pittoresco centro abitato situato su una rocca tufacea che domina la via cassia. Qui possiamo visitare il laboratorio Ceramica è fantasia di Paola Ramondini che propone originali oggetti in ceramica. Da vedere il vecchio castello Anguillara, nella parte più antica del paese, e il quartiere rinascimentale incastonato tra le due porte. Meritano una sosta la chiesa di S. Maria, progettata nel 1866 dal Vespignani, la chiesa romanica di S. Francesco, il Duomo di S. Giovanni di origine cinquecentesca e a circa 500 metri dal centro, lungo la via Cassia verso Viterbo, la chiesa della Madonna del Piano con la sua facciata attribuita al Vignola.

Si lascia la Cassia per proseguire verso Oriolo Romano, quasi ai confini con la provincia di Roma. La storia di questo borgo è abbastanza recente: la sua fondazione risale, infatti, alla metà del Cinquecento, quando la zona venne acquisita da Giorgio di Santacroce, che pose mano a un progetto di bonifica agroforestale d'avanguardia con la costruzione del primo nucleo abitativo. Cardine di questo illuminato disegno era il palazzo Baronale, attribuito ad allievi del Vignola, che oggi ospita una Scuola del Ministero dei Beni Culturali. Nel centro storico si ammira la parrocchiale di San Giorgio, con una tela raffaellesca raffigurante San Giorgio che uccide il drago. In questo caratteristico borgo lavora nella sua Bottega d’Arte Armando Mortet: scultore, orafo, cesellatore ed intagliatore di origine francese. I suoi prodotti sono in linea con la tradizione delle botteghe rinascimentali e spaziano dalla scultura all’oreficeria e argenteria, dai lavori a sbalzo all’arte Sacra, dalla medaglistica ai bronzetti d’arte.

 

L'Agro falisco e Civitella D'Agliano

 

 

 

Anche questo itinerario parte dalla Via Cassia e come altri in provincia di Viterbo incrocia il percorso della Via Francigena. Il comune di Monterosi costituisce infatti un’importante tappa del cammino dei pellegrini verso Roma. La sua posizione a controllo della Cassia ne fece un importante punto strategico: fu infatti teatro di memorabili avvenimenti, come ad esempio, l'incontro sulle rive dell’omonimo lago, nel 1155, fra Papa Adriano IV e Federico Barbarossa, che chiedeva di essere riconosciuto come Imperatore dal Pontefice, e qualche secolo più tardi, nel 1649, dell’assassinio del messo di Papa Innocenzo X inviato per convincere Ranuccio Farnese a restituire il ducato di Castro. Sempre Monterosi, durante le invasioni napoleoniche, fu al centro di una sanguinosissima battaglia tra le truppe francesi e gli eserciti di re Ferdinando. Il paese moderno è formato da due contrade, Corso Romano e Borgo Aldobrandino. Nella piazza dell'abitato si erge la chiesa di S. Croce, in stile barocco, con un campanile a vela sul lato sinistro. Più avanti, nella via principale, si può ammirare il Palazzo Cardinalizio, già monastero. Si consiglia di raggiungere il vicino Lago di Monterosi, situato poco lontano dal centro abitato, che occupa un cratere avventizio dei Monti Sabini. Il laghetto ricco di ninfee e piante acquatiche è immerso in una cornice verdeggiante ricca di prati e pascoli e non è raro vedervi fermare numerosi uccelli di palude.
Lasciata la Cassia alla volta di Civita Castellana, si procede lungo la Statale 311 Nepesina per circa 20 chilometri e ci si immerge nello splendido paesaggio dell’Agro Falisco, territorio abitato dal XV al III secolo a.C. dai Falisci, dominato dal monte Soratte, bagnato dal fiume Treja e solcato dall’antica Via Amerina, strada romana ancora percorribile a piedi. Superando le cittadine di Nepi e Castel Sant’Elia è possibile ammirare i suggestivi scorci delle forre, fenditure a picco nella terra dove la vegetazione orla i precipizi, attenuando le tonalità accese delle pareti di tufo rosso. Questa terra ci ha lasciato numerosi reperti che ora sono raccolti nel Museo Archeologico dell’Agro Falisco a Civita Castellana.

 Il paese di Civita Castellana sorge su un piano tufaceo dai pendii scoscesi e, dal novecento, ha avuto uno sviluppo produttivo che ne ha fatto diventare il polo del comprensorio industriale incentrato sulla produzione della ceramica, una tradizione che si ricollega alla grande quantità di oggetti in terracotta rinvenuti sin dal periodo falisco. E proprio a pochi passi dal museo è possibile visitare la bottega Mastro Cencio di Vincenzo Dobboloni, uno dei depositari della nobile arte della lavorazione artigiana della ceramica. Sempre nel centro storico di Civita Castellana si trova anche il laboratorio di Franco Cirioni, esperto in restauro di materiale ligneo e ceramico e, insieme alla moglie Matilde Querciotti, dirige il laboratorio del mobile antico e delle ceramiche artistiche. Uscendo dal centro storico si incontra lo Studio d'Arte Bell’Ornato di M. Grazia Gradassai che svolge l'attività artistica di vetraista. In Via Terni, invece,  Anna Cirioni realizza ceramiche artistiche con decorazioni floreali. Si conclude l’itinerario con una visita al laboratorio Zenith Rock, in località Sassacci, la cui particolarità è la produzione di piani per tavoli in pietra lavica smaltata, decorata a mano per ambienti interni ed esterni.

 

Nella maremma Laziale

 

 

 

 Il percorso si immerge nella Maremma Laziale, una delle zone più fertili della tuscia viterbese segnata da distese di campi sconfinati, dove si possono incontrare cavalli allo stato brado e vacche maremmane governate dai caratteristici butteri a cavallo e siti etruschi, alcuni dei quali patrimonio UNESCO. Questo territorio è anche attraversato della Strada dell'Olio di Canino.
L’itinerario parte da una frazione di Montalto al confine con la Toscana, Pescia Romana dove si trova la falegnameria Legnarte che realizza, con antiche tecniche artigianali, mobili e porte in legno massello.

Si prosegue per Montalto di Castro il cui centro storico ricorda ancora l’assetto urbanistico medievale con piazzette, viuzze, voltoni, pezzi di mura di cinta dove si può ammirare la settecentesca parrocchiale e il castello Guglielmi, di cui però si riconosce poco dell'originaria struttura trecentesca. A circa 12 km di distanza non si può perdere una visita al Parco Naturalistico Archeologico di Vulci con le escursioni tra una natura incontaminata come quella che offre l’alveo del Fiume Fiora, ricco di scorci naturalistici suggestivi con cascatelle e insenature a formare piccoli laghetti, e dove si affacciano numerose necropoli etrusche, la più famosa quella di Vulci, città-stato etrusca, poi romana. All’interno del parco è possibile visitare il Museo Archeologico Nazionale Etrusco di Vulci, allestito all’interno di un suggestivo castello medievale, la cui fondazione si fa risalire all’XI secolo.
Si lascia Montalto per dirigersi verso Tarquinia dove, in via Leonardo Da Vinci, si trova il laboratorio della lavorazione del marmo Todini Sculture di Roberto e Stefano Todini. La loro produzione spazia dagli elementi architettonici per la finitura della casa, agli arredi urbani e per esterni, agli arredi d'interni con le sculture classiche e moderne. Tarquinia è la città etrusca per eccellenza le cui tombe, famose in tutto il mondo accolgono alle pareti le pitture più arcaiche della civiltà italica. Il centro abitato ospita numerosi resti di chiese, palazzi e case medievali, molti dei quali mostrano influssi bizantini e normanno-siculi oltre alle 18 torri tuttora intatte e altre 20, delle quali rimangono le basi che conferiscono al borgo, insieme alle mura, un carattere pittoresco: per questo è anche chiamata la S. Gimignano del Lazio. Tra i monumenti da non perdere il Palazzo Vitelleschi per la sua architettura di transizione dal gotico al rinascimento e per il Museo Archeologico Nazionale Etrusco, ospitato al suo interno, la chiesa di Santa Maria in Castello, la più antica della città risalente al 1121, e il Duomo, eretto in forme romanico-gotiche e ricostruito dopo l'incendio del 1643.
L’itinerario si conclude a Tuscania, altra perla della Tuscia. Situata su un vasto ripiano tufaceo delimitato da profondi burroni, conserva ancora l’impianto medievale dove spiccano la chiesa di San Pietro con la sua notevole facciata duecentesca a tre portali e, ai piedi del colle, la coeva chiesa di Santa Maria Maggiore. Percorrendo il centro storico caratterizzato da antiche chiese, aristocratici palazzi, vicoli, archi, torri, portali, profferli e fontane si possono ammirare le botteghe artigiane di Elisa Danella, le cui ceramiche riproducono vasi, portagioie, piatti etruschi con disegni e immagini risalenti al periodo che va dal IV al VII sec. a.C. utilizzando esclusivamente terre, colori vegetali, polveri e materiali tradizionali, e il Laboratorio di Restauro di Antonio Iachini, in via Torre di Lavello, che da oltre trent’anni è attivo nel settore del restauro e della conservazione di opere d’arte. Poco fuori dal centro storico immerso nel verde della periferia tuscanese, è situato il laboratorio artigianale Fiorditerra di Marcello Barlozzini, con le sue ceramiche modellate a mano, al tornio o plasmati in stampi in gesso, lasciati asciugare all’aria e cotti in grandi forni per poi essere lasciati alla naturale finitura del cotto o smaltati e decorati.

 

 Tra i Monti Cimini

 

 

 

L’itinerario che si sviluppa tra i Monti Cimini offre spunti di alto interesse sia naturalistico che di carattere storico-artistico: il Lago di Vico, il Palazzo Farnese di Caprarola, il centro di Carbognano. Il Lago di Vico è un lago limpido, dalle acque pulite, su cui si specchiano il Monte Fogliano e il Monte Venere, un territorio caratterizzato da una vivace attività vulcanica che la leggenda fa risalire alla clava di Ercole. Dalle sponde del lago, prima di raggiungere Caprarola, si consiglia di nel far visita al laboratorio di ricamo di Alessandra Altigieri che esegue lavori esclusivamente fatti a mano con tecniche che vanno dal punto croce al ricamo classico (punto erba, catenella, nodino, palestrina, raso), o del punto intaglio.. Ma Alessandra è anche merlettaia, artigiana del merletto a fuselli, ovvero del tombolo: una tecnica antica ed elaborata.

Quindi si giunge a Caprarola, famosa per l'imponente Palazzo Farnese che domina il centro storico. Eretto a partire dagli inizi del Cinque­cento su una preesistente rocca a pianta pentagonale iniziata dal Sangallo, è consi­derato un capolavoro del tardo Manie­rismo italiano. La costruzione si deve al Vignola che intervenne anche sull'impianto urbanistico del paese, concepito come una comunità al servizio dei nobili. Le abitazioni si dispon­gono con simmetria al fine di esaltare maggiormente la prospettiva della "reg­gia", la cui imponente facciata già si nota a distanza tra due filari di case cinque-sei­centesche.

Si procede per Carbognano, il cui centro storico si raggruppa intorno alla rocca ricostruita al tempo di Giulia Farnese, che l'ebbe in dono dall'amante Alessandro VI alla fine del XV secolo. Il palazzo baronale è una robusta e massiccia mole risalente al tardo Rinascimento, con resti di costruzioni medievali. Nei pressi del paese vi sono le chiese di Sant'Eutizio e di San Donato, ambedue di origine medievale. Molte altre chiese si possono incontrare nel centro del paese, come la seicentesca Chiesa barocca, la prima chiesa al mondo costruita in onore di San Filippo Neri eretta nel 1636 da Orazio Giustiniani, prete della congregazione divenuto poi cardinale. Nella vallata che si adagia sotto il Castello Farnese, si erge solitaria la settecentesca Chiesa dedicata a Sant'Anna. Riveste particolare importanza la Chiesa della Madonna della Valle, che custodisce il prezioso affresco di Antonio del Massaro da Viterbo detto il Pastura, raffigurante la Madonna col Bambino. A circa 5 chilometri dal centro di Carbognano, in località Capannelle, si trova Anetrini srl, il laboratorio di Domenico Anetrini, artigiano  specializzato nella lavorazione del ferro battuto.

 

Tuscia Viterbese

 

 

Quando si parla della provincia di Viterbo, la  mente richiama subito alla memoria gli Etruschi. Ma il territorio della Tuscia viterbese offre molto altro ancora, soprattutto dal punto di vista paesaggistico con vaste aree di territorio ancora incontaminate. Per questo motivo l’itinerario inizia dalla Riserva Naturale di Monte Rufeno, caratterizzata da un paesaggio collinare con casali in pietra disseminati tra i boschi, da dove è possibile intraprendere piacevoli escursioni tra torrenti, stagni e fontanili oltre a poter incontrare numerose specie di animali, dal cinghiale al gufo reale, dalla faina alla tartaruga.
Prima di arrivare ad Acquapendente si consiglia di fare una sosta nella zona artigianale in Via Cassia km136 e visitare Ceramiche B.A.M.A. di Sergio Polacco, che da oltre cinquanta anni produce ceramiche artistiche e terracotte decorate a mano. Si arriva quindi al centro storico di Acquapendente, vivace cittadina che risente degli influssi della vicina Toscana. Tra i monumenti si consiglia di visitare la Cattedrale del Santo Sepolcro, di forma romanica, la chiesa di San Francesco, la Torre medioevale detta Julia de Jacopo, ingresso alle antiche Mura che ancora contornano e delimitano la città e il ponte sul fiume Paglia, che Papa Gregorio XIII fece costruire nel 1580 su progetto dell'architetto Fontana. La cittadina costituisce anche una statio nel cammino dei pellegrini che, attraverso la Via Francigena, si dirigono verso Roma per poi proseguire in Terra Santa.
Ad Acquapendente si trova la bottega Restauri Lignei di Roberto e Roberta Sugaroni, padre e figlia, che si occupa di progettazione e realizzazione d’interventi di restauro su opere d’arte e manufatti artistici lignei. L’itinerario della Tuscia viterbese prosegue alla volta di Farnese, che dista circa 30 km, borgo tipicamente medievale arroccato su una rupe tufacea. Antica Castrum Farneti, probabilmente così chiamata per i ricchi boschi di farnie che la circondavano. Spicca tra gli edifici storici il Palazzo o Rocca Farnese, dal quale parte un imponente viadotto ad archi, che lo unisce al vicino parco e al Museo Civico Archeologico F. Rittatore Von Willer ospitato nei locali dello storico Palazzo Chigi, già sede del comune.
All’interno del viadotto del 1600, restaurato e adibito a galleria espositiva si trova Il laboratorio d’arte e restauro Viadotto Ducale di Rosaria Moruzzi. Nato come laboratorio di restauro di mobili antichi, nel corso degli anni ha ampliato la propria attività artigianale spaziando dal restauro di sculture lignee e policrome, al restauro di opere dorate e dipinti.
L’itinerario termina con una visita alla
Riserva Naturale del Lamone che oltre ad offrire numerose possibilità di escursione nasconde le rovine di Castro, capoluogo dell’antico Ducato di Castro, possedimento dei Farnese fino al XVII secolo quando venne distrutta.

 

 Viterbo tra Medioevo e botteghe artigiane

 

 

 

 

 A circa 70 Km a nord di Roma, posta in un paesaggio incredibilmente integro, in una vallata delimitata da un lato dai Monti Cimini e dall’altro dalla pianura maremmana sino al mare, Viterbo è un gioiello cinto da mura medioevali in  pietra locale, dove il tempo sembra essersi arrestato. Entro le mura, con 15 porte e molte torri di guardia, edifici del XII secolo si alternano ad orti medioevali ancora dalla pianta originaria, anche se vaste aree della città sono state distrutte nella seconda guerra mondiale e ricostruite negli anni 40-50. Viterbo fu residenza papale a cominciare dalla fine del XIII secolo, e sedi di più Conclavi. Queste testimonianze storiche sono ancora vivide nella sua architettura, e una passeggiata nel centro della città, a cominciare dai nomi stessi di strade e piazze, una per tutte piazza della Morte, echeggia quell’atmosfera medioevale tipica della città.
Un itinerario che faccia comprendere in pieno la bellezza di Viterbo, non può non partire da piazza San Lorenzo che con il complesso architettonico costituito dalla Cattedrale, il Palazzo Papale e la Loggia, costituisce il cuore della città antica.
Inoltrandosi poi nel quartiere più antico e più autentico della città, quello di S. Pellegrino, si possono ammirare le ceramiche del laboratorio Artistica realizzate secondo l’antica tecnica della Zaffera, mentre in via Pianoscarano il laboratorio L'Ebanista di Maurizio Pintus si occupa di restauro e conservazione di mobili antichi e oggetti d’arte lignei.
Non lontano da piazza del Plebiscito, centro della vita sociale e amministrativa con il palazzo Comunale, il palazzo del Podestà e il Palazzo della Prefettura, tutti edifici di grande bellezza eretti tra il XIII ed il XVIII secolo, troviamo il laboratorio orafo Damian Preece, sito in piazza Fontana Grande 7, dove si creano gioielli di ispirazione etrusca, mentre in piazza Dante Alighieri  Maria Lucia Arena, nel laboratorio Antica Legatoria Viali, continua la tradizione di famiglia che dal 1891 si dedica all’arte della legatoria. La bottega è inserita anche nel Registro delle Imprese Storiche Italiane
Spostandosi verso Porta Fiorentina nei pressi della quale si trova la Rocca Albornoz, sede del Museo Nazionale Archeologico, e la Basilica di San Francesco, su Via G. Matteotti si può visitare la bottega di Danilo Bonucci, maestro orafo che realizza gioielli di design avanguardistico.
Infine un po’ fuori la città di Viterbo, sulla Strada Tuscanese, al km 1,700, il laboratorio Ferrovivo di Marco e Patrizia Rocchetti realizza complementi di arredo di design in metallo, mentre nella fiorente campagna viterbese, esattamente  al km 6,300 della Strada S.S. Ortana, il laboratorio di Angelo Sambuci si occupa da quattro generazioni della lavorazione artistica della pietra. 
 

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